La Voluntary Disclosure acquista certezze sul raddoppio dei termini

E’ stato approvato in prima lettura martedì 21 Aprile dal Consiglio dei Ministri la bozza di Decreto delegato sulla certezza del diritto, che comprende anche le regole sul raddoppio dei termini di accertamento in caso di violazioni penalmente rilevanti.

Decreto raddoppio dei termini Galvani Fiduciaria

Se la versione verrà confermata, il raddoppio dei termini sarà possibile solo qualora l’Amministrazione presenterà la notizia di reato alla Procura entro gli ordinari termini di decadenza previsti, ovvero entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o entro il quinto in caso di dichiarazione omessa.

La nuova norma, favorevole al contribuente, si applicherà per espressa previsione legislativa, solo agli atti impositivi notificati dopo l’entrata in vigore.

Alla luce delle nuove disposizioni, le violazioni fiscali costituenti reato commesse fino al 2009, non potranno essere più oggetto di raddoppio se non è stato notificato l’accertamento alla data di entrata in vigore del Decreto e conseguentemente, non potranno essere richieste le imposte evase in quegli anni, né irrogate le relative sanzioni. Questo comporta che

tutti i versamenti su conti esteri avvenuti nel periodo 2006/2009 di importi tali da fare ipotizzare un reato tributario, non dovranno essere inseriti nel procedimento della voluntary disclosure.

Restano ancora accertabili i periodi di imposta dal 2006 (dal 2004 in caso di omessa presentazione della dichiarazione) fino a tutto il 2009, per i quali:

  • sia già stato notificato l’atto impositivo
  • non sia stato notificato l’atto impositivo ma la notizia di reato sia stata inoltrata alla Procura entro il 31 dicembre del quarto anno successivo (ovvero quinto per le omesse presentazioni).

Galvani Fiduciaria ritiene prevedibile che l’approvazione in tempi brevi del Decreto in via definitiva, possa avere riflessi decisivi sulla voluntary disclosure. Come avevamo già evidenziato in questo articolo, uno degli aspetti critici che in talune ipotesi rendeva incerta e molto costosa l’adesione alla procedura di rientro dei capitali, atteneva proprio ai casi in cui le somme da far emergere fossero state il frutto di evasioni costituenti reato tributario.

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